L’ambiente marino risulta particolarmente aggressivo per le strutture in conglomerato cementizio a causa dell’interazione di numerosi fenomeni degenerativi:

  • di natura chimica – per la presenza di solfati, composti di magnesio, cloruri;
  • di natura fisico/meccanica – imputabili alla dissoluzione dei leganti, alle pressioni osmotiche della cristallizzazione e ri-cristallizzazione dei sali igroscopici, al moto ondoso e relativa erosione o fessurazione;
  • di natura biologica – correlati al cosiddetto “fouling” (depositi di organismi animali e vegetali), in grado di generare acidi organici che aggrediscono le strutture.

Bisogna inoltre considerare i tempismi e le modalità di immersione delle strutture (alternativamente/permanentemente o parzialmente/completamente) nonché l’azione del vento (che trasporta particelle solide e sali) e la distanza dalla riva, che incide sulla quantità e qualità degli effetti meccanici dovuti al moto ondoso.

Inoltre, nella maggior parte dei casi, i casi citati favoriscono e cooperano con i fenomeni di corrosione delle armature, incidendo direttamente sulla sicurezza delle strutture.

Riassumendo: i fattori che influiscono principalmente sulla degradazione delle strutture a base di calcestruzzo in ambiente marino sono lo stato di permeabilità (sia intrinseca, sia strutturale), la quantità di idrossido di calcio liberato per idrolisi dal processo di idratazione del cemento, la perdita di alcalinità e i fenomeni di corrosione delle armature.

Quali sono dunque i materiali più adatti alla riqualificazione? È importante valutare innanzitutto lo spessore di ricostruzione e/o rivestimento: un sistema colabile è ideale per grandi sezioni, una soluzione di tipo tixotropico si adatta a spessori più ridotti.

Ad ogni modo, le prestazioni essenziali dei materiali sono rappresentate da impermeabilità, resistenza alla penetrazione dei cloruri e all’attacco solfatico, resistività elettrica, elevata capacità superpozzolanica (ovvero ridotto sviluppo di idrossido di calcio), aderenza ai supporti, elevata capacità antidilavante, stabilità dimensionale, corretto modulo elastico nonché struttura composita, fibrorinforzata e altamente isotropica.

Tutte queste caratteristiche sono ben rappresentate dalle soluzioni Azichem GROUT CR e REPAR TIX HG.

La prima è una malta cementizia colabile, antidilavante, a ritiro compensato, ideale per la riparazione e rivestimento protettivo di opere idrauliche, strutture marine e subacquee, manufatti in situazioni critiche (aggressivi chimico-fisici, acque dilavanti, atmosfera marina, ecc.) e riempimento di casserature di contenimento di getto immerse anche in acque di mare.

La seconda è una malta cementizia strutturale tixotropica, fibrorinforzata, impermeabile, specifica per interventi di spritz-beton in gallerie, tunnel, pareti rocciose, canali irrigui e idraulici, pali e micropali, diaframmi e altro.

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